Maria Cristina Baggi
Codogno, 03 novembre 2026
Cambia la piattaforma, ma la violenza resta la stessa. A poco più di un anno dal sequestro del sito sessista Phica.eu, un nuovo gruppo Telegram denominato “Phica - La rinascita” ha raccolto oltre 11mila iscritti in pochissimi giorni. Migliaia di utenti continuano a scambiarsi e commentare immagini intime rubate dai profili o scattate di nascosto. È una notizia gravissima che ci riporta al punto di partenza e dimostra come si continui a considerare i corpi delle donne come oggetti di cui appropriarsi senza alcun consenso.
Non possiamo accettare che tutto questo venga minimizzato o archiviato come una semplice degenerazione del web: si tratta di vera e propria violenza di genere, anche se avviene attraverso uno schermo. Quando lo scorso 5 giugno abbiamo presentato la nostra campagna al Senato della Repubblica, lo avevamo detto chiaramente: la chiusura di un singolo sito non avrebbe risolto il problema alla radice. La violenza digitale non nasce con la tecnologia, ma affonda le sue radici in una cultura patriarcale che nega alle donne il diritto all'autodeterminazione. Non basta indignarsi per qualche giorno per poi tornare al silenzio al primo calo di attenzione dei media.
Per questo con Libere Anche Qui stiamo portando avanti un'azione strutturale su due fronti. Da un lato quello culturale, promuovendo l'Atlante del consenso digitale e una mozione già avviata in oltre 70 Consigli comunali italiani per impegnare gli enti locali; dall'altro quello normativo, per rafforzare le tutele legali anche in vista del recepimento della Direttiva europea 2024/1385. Quello che sta accadendo su Telegram dimostra l'urgenza di questo lavoro: le piattaforme devono assumersi le proprie responsabilità, la politica deve dotarsi di leggi adeguate e le istituzioni devono investire seriamente nella prevenzione e nell'educazione al consenso.
I corpi e le immagini delle donne non sono a disposizione di nessuno, né offline né online. Il nostro impegno non si ferma di fronte all'ennesimo gruppo o all'ennesimo abuso; al contrario, oggi è ancora più necessario continuare a portare questa battaglia nelle piazze, nelle scuole e nelle istituzioni. Non vogliamo che l'indignazione duri lo spazio di una notizia, ma che si trasformi in un cambiamento culturale radicale e permanente.
Maria Cristina Baggi, attivista di Codogno, membro di Libere Anche Qui