L'ex Linificio
Lodi, 19 febbraio 2026
(Francesco Carrubba) Da fabbrica di tessuti di lino e canapa abbandonata nel 1967, l'ex Linificio da 10mila metri quadrati nella zona della stazione è tra le priorità di rilancio del Broletto. A tracciare il passato, il presente e il futuro dell'edificio è la vicesindaca di Lodi Laura Tagliaferri: "Alcune porzioni sono state ristrutturate negli anni e adibite ad altre funzioni (il liceo artistico, una scuola professionale e alcuni uffici pubblici), ma un’ampia parte è rimasta in rovina e nei decenni ha visto anche degli incidenti gravi che hanno coinvolto ragazzini che erano andati ad esplorarla", ha ricordato.
L'amministrazione Furegato ha deciso di dare seguito al finanziamento Pnrr post-Covid da 18 milioni di euro ottenuto dalla precedente giunta Casanova. È già prevista l'installazione del museo e dell'archivio storico che cercano casa da anni.
Per gestire il progetto culturale multimilionario e seguire i lavori, il comune ha coinvolto Andrea Cancellato come consulente speciale a titolo gratuito: lodigiano, ex sindaco della città, guida il Museo del Design di Milano, è stato direttore della Triennale e l'anno scorso è stato premiato da Artribune come miglior presidente di istituzioni culturali in Italia “per la sua leadership culturale, capace di unire visione, competenze progettuali e un forte senso di responsabilità pubblica”.
C'è il capitolo delle "future modalità gestionali - come ha spiegato Tagliaferri, - è un tema non indifferente, perché il cantiere una volta finito è finito - e quindi i soldi dei lavori sono spesi e dall’anno dopo è partita chiusa - mentre riscaldamento, personale, pulizie ecc. incideranno sulla spesa corrente del comune ogni anno".
"L’obiettivo è ovviamente quello di avere uno spazio culturale fruibile e in continuo rinnovamento – non un museo statico e sempre uguale a sé stesso, del tipo 'novecentesco' – in modo che le persone ci possano tornare più e più volte; e poi di avere un immobile che per buona parte si autosostenga, anche con fonti di entrata che derivino da usi diversi degli spazi non occupati dalle collezioni artistiche", ha aggiunto la vicesindaca.
L'Opificio della Cultura, il nuovo nome che avrà il lanificio, non sarà pronto e nel pieno delle sue funzioni per la fine del mandato di Furegato: "Il percorso è ancora molto lungo, ma intanto il cantiere dal punto di vista tecnico sarà concluso e quella ferita di una grossa fabbrica abbandonata come prima immagine che appare a chi arriva a Lodi in treno sarà sanata", ha concluso la vicesindaco.