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Lodi, 17 settembre 2026
(Andrea Biraghi) Uno studente di una scuola superiore di Lodi, bocciato al termine della prima con quattro insufficienze, è stato ammesso alla seconda dopo che il Tar della Lombardia aveva imposto alla scuola di riesaminare la valutazione finale. Il ragazzo, con un disturbo dello spettro autistico di livello 1, aveva riportato insufficienze in latino, spagnolo, matematica e scienze motorie.
All’inizio dell’anno scolastico l’istituto aveva predisposto per lui un piano didattico personalizzato, sottoscritto anche dalla famiglia. Il documento prevedeva misure pensate per accompagnarlo nel percorso scolastico tenendo conto delle sue difficoltà. Al momento dello scrutinio di giugno, però, il consiglio di classe aveva deciso per la non ammissione alla seconda.
La bocciatura non era stata motivata soltanto con i voti insufficienti. Tra gli elementi indicati dagli insegnanti comparivano anche uno studio e un impegno ritenuti selettivi e un metodo di studio giudicato non adeguato. Proprio su questo punto la famiglia aveva presentato ricorso al Tar, contestando che nella decisione non fosse stato valutato in maniera sufficiente quanto le difficoltà dello studente e le misure previste dal piano personalizzato avessero inciso sul suo rendimento.
A fine luglio i giudici amministrativi avevano sospeso la bocciatura e ordinato alla scuola di rifare la valutazione. Il Tar non aveva quindi promosso direttamente lo studente, ma aveva chiesto al consiglio di classe di riesaminare il caso considerando in modo più approfondito il piano didattico personalizzato, la risposta del ragazzo alle misure previste dalla scuola e le concrete possibilità di recuperare le materie insufficienti.
Il nuovo consiglio di classe è stato convocato alla fine di agosto. Dopo il riesame, l’istituto ha annullato in autotutela la precedente decisione e ammesso lo studente alla seconda superiore.
La vicenda si è quindi chiusa prima dell’inizio delle lezioni con una decisione presa dalla stessa scuola dopo il passaggio davanti al Tar. Il punto centrale del pronunciamento non era infatti stabilire se il ragazzo dovesse essere promosso, ma chiedere che la valutazione finale tenesse conto in maniera più puntuale anche del percorso personalizzato predisposto per lui.