Immagine esemplificativa
Lodigiano, 15 aprile 2026
(Andrea Biraghi) Un sistema organizzato per favorire l’ingresso di lavoratori stranieri in Italia e il loro impiego nei campi in condizioni irregolari, con collegamenti anche alla provincia di Lodi, è stato smantellato dalla Guardia di Finanza al termine di un’indagine coordinata dalla Procura Distrettuale di Brescia.
Per tre cittadini indiani, ritenuti promotori dell’organizzazione, sono scattati gli arresti domiciliari, con il divieto per 12 mesi di esercitare attività imprenditoriali o ricoprire incarichi direttivi.
Il gruppo, composto da 12 persone, avrebbe operato attraverso quattro società (tre italiane e una indiana) per favorire l’ingresso di lavoratori stranieri e il loro impiego, soprattutto in ambito agricolo. Le attività avrebbero interessato diverse province del Nord Italia, tra cui anche Lodi, e sarebbero state accompagnate dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
L’indagine è partita da un controllo con l’Ispettorato del lavoro, da cui è emersa documentazione sospetta. Gli accertamenti hanno ricostruito un sistema basato su offerte di lavoro e alloggi fittizi, utilizzati per aggirare le norme del Decreto Flussi.
Una volta in Italia, i lavoratori venivano formalmente assunti da aziende agricole, spesso solo sulla carta, mentre l’organizzazione produceva documentazione falsa sulle giornate lavorate per consentire la conversione dei permessi di soggiorno. Il tutto dietro pagamento: circa 13.800 euro per l’ingresso e 7.200 euro per la conversione.
Secondo gli investigatori, i lavoratori sarebbero stati impiegati in condizioni di sfruttamento, con paghe ridotte, orari irregolari e violazioni delle norme di sicurezza, fino a casi di attività prolungate senza pause. Le buste paga risultavano inoltre decurtate per coprire costi imposti dall’organizzazione.
Tra il 2018 e il 2024 il sistema avrebbe favorito l’ingresso di 1.364 persone, generando oltre 19,2 milioni di euro di profitto illecito, ora sotto sequestro. Contestati anche reati fiscali per più di 18 milioni, con un’evasione IVA superiore ai 3 milioni.
Sono stati infine denunciati i rappresentanti legali di 12 società e aziende agricole. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza.