Lodi, 14 marzo 2026

(Andrea Biraghi) Un uomo di 39 anni è stato condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione per aver perseguitato la sua ex compagna con messaggi, minacce e tentativi ripetuti di contatto anche dopo che gli erano state imposte misure cautelari. È la sentenza pronunciata nel pomeriggio di ieri dal giudice Matteo Aranci del tribunale di Lodi, al termine del processo celebrato con giudizio ordinario. Il pubblico ministero Antonino Andronico aveva chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi.

Secondo quanto emerso nel processo, dopo la fine della relazione l’imputato avrebbe iniziato a tormentare la donna con telefonate, messaggi, mail e video, spesso accompagnati da minacce. In alcuni filmati comparivano anche armi, mentre in altri l’uomo insultava la donna sui social.

La vittima si è rivolta nel maggio del 2025 al centro antiviolenza di Lodi “La metà di niente”, raccontando di vivere in uno stato di forte paura. La psicologa Federica Manera, ascoltata in aula, ha spiegato che la donna aveva sviluppato una condizione di forte ansia e aveva cambiato diverse abitudini della propria vita quotidiana per evitare possibili incontri con l’ex compagno.

Dagli atti è emerso anche come l’imputato abbia violato le restrizioni imposte nei suoi confronti, arrivando a infrangere anche gli arresti domiciliari, circostanza che ha portato alla sua detenzione in carcere in via cautelare. Nonostante questo, secondo quanto ricostruito nel processo, avrebbe continuato a cercare contatti con la donna anche dal carcere, inviandole alcune lettere.

Durante una precedente udienza, inoltre, avrebbe pronunciato la frase “Tanto un anno passa presto, poi ritorno”, facendo riferimento al periodo di allontanamento imposto nei suoi confronti. Proprio la reiterazione dei comportamenti, anche dopo l’intervento delle autorità e l’applicazione delle misure cautelari, è stata indicata come uno degli elementi più rilevanti nella valutazione del caso.

Nel corso del processo è emerso inoltre che l’imputato aveva precedenti penali, tra cui una condanna per spaccio di stupefacenti e un precedente per maltrattamenti nei confronti della ex moglie.

La donna si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Antonella Viola del foro di Lodi.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Samanta Barbaglia, ha sostenuto una ricostruzione diversa dei fatti. In aula è stato infatti raccontato di un presunto pestaggio subito dall’imputato, che secondo la versione difensiva sarebbe stato organizzato dalla stessa donna, la quale avrebbe mandato due persone ad aggredirlo.

Il tribunale ha però ritenuto provate le accuse e ha condannato l’imputato a 3 anni e 8 mesi di reclusione, con interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, la confisca dei beni sequestrati, il pagamento delle spese processuali e un risarcimento di 3000 euro alla parte civile.

Nel pronunciare la sentenza il giudice ha sottolineato come l’imputato non sembri in grado di comprendere la gravità dei propri comportamenti, ricordando anche le precedenti violazioni delle misure cautelari a lui imposte. Al termine dell’udienza l’imputato è stato accompagnato in carcere dagli agenti.