Lodi, 23 settembre 2026

(Red) Un pomeriggio nell’aula magna della facoltà di Scienze Veterinarie di Lodi per ascoltare la storia di un grande ricercatore e le sue intuizioni dalla voce del figlio che con lui ha lavorato a lungo. E’ stato suggestivo e stimolante il primo incontro della rassegna Aspettando Bookcity Milano, anche a Lodi, che si è tenuto ieri. Il protagonista era Francesco Cavalli-Sforza, che ha presentato il volume “L’avventura di un ricercatore” (La Nave di Teseo, 2026), autobiografia di suo padre Luigi Luca Cavalli-Sforza, uno dei primi genetisti italiani, che ha cambiato i parametri della ricerca scientifica e aperto nuovi orizzonti.

Ma anche un uomo insolito, che a 16 anni ha dato la maturità classica da privatista perché era stanco della scuola tradizionale, che ha lavorato in diverse università del mondo, che - dopo la laurea e un po’ di lavoro in ambulatorio - ha abbandonato la carriera medica convinto che i farmaci non fossero abbastanza efficaci e ha abbracciato altre discipline.

Un’ora di dettagli e aneddoti che hanno conquistato il pubblico accorso numeroso. Interrogato sulle principali scoperte del padre, Francesco Cavalli-Sforza ha indicato da un lato la comprensione del fatto che è possibile ricostruire il passato biologico dell’umanità a partire dal presente e dall’altro la presa di coscienza del fatto che l’evoluzione biologica è sempre accompagnata da un’evoluzione culturale, che è a suo dire l’aspetto davvero speciale, visto che è propria solo del genere umano.

Sua anche la dimostrazione, ricordata nei saluti iniziali da Michela Minero, direttrice del dipartimento Divas, che le differenze biologiche tra i gruppi umani sono piccolissime e che la "razza" non esiste biologicamente nell'essere umano. È solo un'illusione visiva legata a pochissimi caratteri superficiali.