Lodi, 10 febbraio 2026
(Andrea Biraghi) Nel 2025 Lodi ha superato per 48 giorni il limite giornaliero di PM10, fissato a 50 microgrammi per metro cubo. Un dato che colloca la città al sesto posto in Italia tra i capoluoghi con più sforamenti e che conferma come l’inquinamento non sia un episodio occasionale, ma una condizione strutturale.
I numeri emergono dal report Mal’Aria 2026 di Legambiente, basato sulle rilevazioni Arpa. La centralina di viale Vignati ha registrato nel 2025 una media annua di PM10 pari a 29 microgrammi per metro cubo, un valore che mantiene Lodi stabilmente nella fascia critica della classifica regionale. In Lombardia, infatti, solo Cremona fa peggio, con una media annua di 31 microgrammi, mentre città come Milano e Pavia si attestano a quota 28.
Il quadro lodigiano si inserisce così in una situazione più ampia che riguarda l’intera Pianura Padana. Anche Cremona, secondo lo stesso report, nel 2025 ha superato la soglia giornaliera di PM10 per 44 giorni, in calo rispetto ai 52 dell’anno precedente, ma comunque ben oltre il limite consentito di 35 giorni annui. Un miglioramento solo apparente, che non basta a colmare la distanza dagli obiettivi europei.
Proprio guardando al 2030 emergono le criticità più pesanti. Per allinearsi ai nuovi standard UE, Lodi dovrebbe ridurre le concentrazioni di PM10 di circa un terzo e quelle di PM2,5 di oltre il 40 per cento. Un obiettivo ambizioso se confrontato con i dati attuali. A Cremona, ad esempio, la concentrazione media di PM2,5 è stimata intorno ai 22 microgrammi per metro cubo, oltre il doppio del limite previsto dal 2030, con una riduzione necessaria superiore al 50 per cento. Numeri che aiutano a capire quanto la distanza dagli standard futuri sia ancora ampia in tutta la Lombardia centrale.
Anche sul fronte del biossido di azoto la situazione resta delicata. A Lodi la media annua è di 23 microgrammi per metro cubo, uno dei valori più alti in regione, e richiederebbe un ulteriore taglio per rientrare nei parametri comunitari.
Le cause sono note e condivise a livello territoriale: riscaldamenti domestici a legna e pellet, traffico veicolare e emissioni di ammoniaca legate all’agricoltura continuano a pesare in modo significativo sulla qualità dell’aria. In un’area come la Pianura Padana, dove la dispersione degli inquinanti è limitata, questi fattori finiscono per sommarsi e amplificarsi.
Il dato dei 48 giorni oltre soglia a Lodi, letto insieme a quelli di Cremona e degli altri capoluoghi lombardi, racconta quindi un problema che va oltre i confini comunali. Anche dove si registrano lievi miglioramenti, la traiettoria resta insufficiente. Con il 2030 sempre più vicino, il rischio concreto è che buona parte della Lombardia arrivi all’appuntamento ancora fuori standard.