Roberta Marino, Francesco Broglia, Andrea Latorre, Guja Minoja
Lodi, 14 settembre 2026
(Francesco Carrubba) Sono circa 200 i pazienti che passano dall’ambulatorio di gastroenterologia ogni anno. L’attività del reparto dell’Ospedale di Lodi raddoppia: il nuovo ambulatorio di secondo livello di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (Mici) è dedicato, in modo particolare, alla Retto Colite Ulcerosa (Rcu) e alla malattia di Crohn (Mc, infiammazione cronica dell'apparato digerente), patologie in enorme crescita.
Su questo fronte sono già al lavoro da giugno la gastroenterologa Roberta Marino, al Maggiore dal 2008, e l’internista Andrea Latorre, che ha maturato una solida esperienza in ambito Mici (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali), sia durante la specializzazione al San Matteo di Pavia, sia in un periodo di studio nel Regno Unito al Centro Ibd (Inflammatory Bowel Disease) di Leeds. Il nuovo ambulatorio specializzato, dislocato esclusivamente all'ospedale tra i poliambulatori, partirà ufficialmente dal prossimo 23 settembre.
“Prima del varo del nuovo servizio - spiega la dottoressa Marino - le forme più impegnative e severe della malattia erano inviate a centri di riferimento. Da oggi saranno trattate presso il nostro ospedale, anche con il supporto di nuovi farmaci, senza che siano indirizzate presso altre strutture”. I due clinici che afferiscono all’Endoscopia Digestiva, di cui è responsabile Francesco Broglia, e a Medicina Interna, diretta da Guja Minoja, si avvarranno anche della collaborazione di personale infermieristico dedicato e appositamente formato e di altri specialisti (dal reumatologo, all’oculista, al nutrizionista) tra cui il chirurgo Silvio Romano.
Il paziente farà riferimento iniziale al medico curante o allo specialista. “Le Mici - sottolinea Latorre - possono avere un esordio severo che richiede un ricovero ospedaliero; più spesso, tuttavia, hanno un decorso insidioso e sfumato, che talvolta viene confuso con altre patologie gastroenteriche. Una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo possono cambiare in modo significativo l’esito clinico del paziente”. Il percorso diagnostico è garantito a 360 gradi: i passaggi sono la colonscopia con biopsia ma anche tecniche di imaging come l’enteroRMN e l’ecografia delle anse intestinali.
“Le malattie infiammatorie croniche intestinali, in forte incremento negli ultimi anni – aggiunge Latorre – richiedono una terapia medica mirata, volta prima ad indurre la remissione e poi a mantenere il paziente il più possibile libero da riacutizzazione. Nelle forme non complicate si utilizzano farmaci antinfiammatori; in quelle più severe il cortisone è stato per anni il trattamento più diffuso, talvolta affiancato da un immunosoppressore. Negli ultimi anni, l’introduzione di farmaci biologici e altre categorie farmacologiche ha rivoluzionato il trattamento di queste patologie”.
E poi c’è la chirurgia, parte integrante del trattamento terapeutico e non è "un’ultima spiaggia". “Circa il 30-40% dei pazienti con malattia di Crohn – conferma Pietro Bisagni, direttore della Chirurgia Generale di Lodi - richiede un intervento entro 10 anni dalla diagnosi. Circa il 10-15% dei pazienti con Retto Colite Ulcerosa necessita, invece, di una proctocolectomia, per resistenza alla terapia o per complicanze oncologiche. La struttura di chirurgia generale del Maggiore offre la possibilità di eseguire questi interventi non solo con tecnica mininvasiva, ma anche con l’ausilio del robot Da Vinci”.