Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia
Lodi, 25 marzo 2026
(Francesco Carrubba) Costi energetici alle stelle con la nuova escalation della crisi in Medio Oriente e nel Golfo e con la guerra in Iran. Nel 2026 la spesa per l'energia elettrica aumenterà di 53 milioni a Lodi e di 213 a Cremona, per esempio. E non sono le città messe peggio in Lombardia, dove quest'anno si prevedono oltre 5 miliardi in più tra gas ed elettricità (+22%), di cui 2,3 miliardi per il gas (+28,4%) e 2,9 miliardi per l'elettricità (+18,9%). Lo dice una ricerca realizzata dal Centro Studi Sintesi per CNA Lombardia.
I rincari più pesanti in termini di incremento stimato sono attribuiti alla provincia di Milano per la forte concentrazione di industria, servizi, trasporti e popolazione. Qui la spesa "elettrica" potrebbe aumentare per oltre 735 milioni di euro sui 2,9 miliardi totali. Brescia è la seconda provincia per aumento della spesa in energia elettrica con oltre mezzo miliardo di euro in più (559) rispetto al 2025. Seguono Bergamo (+368 milioni di euro), quindi Cremona (+213), Varese (+212), Monza e Brianza (+194), Pavia e Mantova (+160), Como (+119), Lecco (+95), quindi Lodi (+53) e Sondrio (+46).
“Ce lo aspettavamo, la guerra la pagano non solo le sue vittime, fatto già umanamente gravissimo, ma anche famiglie, imprese, persone europee e lombarde, che stanno già sopportando un’impennata di costi delle materie prime e dell’energia - afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. Quante crisi dovremo ancora sopportare. L’impresa lombarda resiste, si adatta, si innova, ma è molto molto difficile andare avanti così. Credito, gas, energia elettrica, pezzi di filiere produttive vanno in crisi: il manifatturiero va supportato perché produce coesione sociale e ricchezza da distribuire”.
“L’Europa si trova ad un bivio strategico tra autonomia o subalternità - spiega Stefano Binda, Segretario di CNA Lombardia - Questo riguarda anche la sua manifattura, che oggi appare violentemente scossa dalla guerra degli altri e da logiche che, a Est e a Ovest, non hanno molto a che vedere con i reali interessi delle nostre comunità. Le imprese lo vedono e lo sentono ogni giorno”.