Lodi Vecchio, 26 maggio 2026
(Francesco Carrubba) Mentre Paul Blockley e il suo team di archeologi lavorano tra gli scavi, oggi nel Museo Laus Pompeia accanto alle antiche rovine, arriva la conferma della Soprintendenza: le terme e il foro ci sono e risalgono all'età imperiale. E spunta una strada romana. Le nuove scoperte si aggiungono al recente rinvenimento di gioielli longobardi. Così il secondo lotto di lavori nell'area, affidato a un'impresa di Lecce, verrà avviato a breve, con il consolidamento della colonna absidale della cattedrale di Santa Maria.
"Parliamo di complessi monumentali per l'epoca, di natura pubblica. Le terme erano già una suggestione, c'era l'ipotesi sulla base di confronti con altre città romane coeve - spiega Simone Sestito, responsabile d'area per la Soprintendenza del patrimonio archeologico di Lodi, Cremona e Mantova - Nel corso delle indagini pensate per ampliare l'offerta del futuro parco, abbiamo potuto apprezzare sia che l'ipotesi era corretta sia lo stato di conservazione: sebbene non in grande altezza e senza i pavimenti, ma con fondazioni e strutture sotterranee normalmente celate. Stiamo definendo la pianta del complesso, ma sappiamo che c'era la consueta organizzazione per acqua calda, fredda e tiepida. Racconta la vita dell'area dopo l'età romana: la funzione è cambiata in età tardo antica e alto medievale, come cambia il concetto di igiene; in una fase è stata reinterpretata come area artigianale. C'è un coacervo di funzioni che nei tempi si mescolano: l'archeologia è complessa come la vita. Abbiamo aggiunto un tassello ulteriore alla storia di questo luogo".
Ci sono poi le tracce di un edificio di culto alto medievale, diventato successivamente l'area del complesso episcopale. "E abbiamo la strada romana dietro l'area delle terme: le connette con la basilica, anche questo sarà oggetto di musealizzazione - anticipa il Conservatore del Museo Gianluca Mete - Le terme, il foro, la piazza e la cattedrale sono espressione della Civitas: un luogo per incontrarsi. Ora ci mancherebbe solo il tempio...".
Gli scavi rientrano nei grandi progetti strategici per i Beni Culturali, finanziati dal Ministero della Cultura. "Ne è stata riconosciuta a monte l'importanza, che travalica i confini locali e coglie nel segno: valorizza Lodi Vecchio come polo dell'archeologia per la provincia di Lodi - continua Sestito - Tutelare questo patrimonio vuol dire estrarre il potenziale informativo dei reperti per raccontare la storia di un luogo. Diventerà un parco archeologico di proprietà civica, un caso abbastanza raro: di solito avviene nelle grandi città, in questo caso invece il Comune disporrà del Parco. Ci sarà una messa a sistema di tipo urbanistico. Si parte dall'archeologia, che porta altre ricadute".
Il comune è rappresentato dal sindaco Osvaldo Felissari, che introduce affiancato dalla funzionaria restauratrice Aria Amato e dal consigliere comunale Federico Cantaluppi: "L'obiettivo è riconfigurare la Laus Pompeia storica in modo più organico e strutturato. Trovati i resti del comparto termale e dell'area del Foro, le strutture sono state confermate, adesso vanno musealizzate per essere visitate e fruite dal pubblico, anche sul piano didattico - dichiara Cantaluppi - Questo per noi è fonte di orgoglio e grande soddisfazione. Si tratta di reperti di varie epoche storiche: romana, medievale, longobarda. L'auspicio è rendere questo parco archeologico un grande punto di partenza per un sistema museale il più diffuso possibile nel panorama provinciale".
"L'idea di museo diffuso in cui si incrociano più memorie, significative per tutto il Lodigiano, è nata dagli anni 2000, a partire da questa stalla antica riconvertita in museo e biblioteca - aggiunge l'architetto Luca Bucci - Tra gli scavi, nel muro a sud delle case coloniche si trovano i materiali che componevano le terme, muri di mattoni di migliaia di anni. La cascina si sovrappone alla struttura delle terme: i tempi si tramandano cambiando funzioni. Nei secoli le terme sono diventate campi, poi è sorto un importante centro ecclesiastico, seguito da una cascina e ora dal museo".