Lodi News - Castiraga Vidardo- Uccise la moglie invalida, prosciolto La villa di Castiraga Vidardo

Castiraga Vidardo, 10 settembre 2026

(Andrea Biraghi) Aveva soffocato la moglie gravemente invalida con un sacchetto nella loro abitazione.

A poco più di un anno dall’omicidio, per Enzo Sanzio Negri non arriverà però una condanna. La Corte d’Assise di Milano lo ha prosciolto riconoscendogli la totale incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Per il pensionato, oggi 84enne, sono stati disposti cinque anni di libertà vigilata, con visite psichiatriche mensili.

La vittima era Luisa Trabucchi, 79 anni, da tempo costretta su una sedia a rotelle e invalida al cento per cento. Viveva insieme al marito nella villetta di via Bassi dove, alla fine di luglio dello scorso anno, venne trovata senza vita. Negri era stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario.

A far scattare l’allarme era stato lo stesso pensionato. Prima che nella casa venisse scoperto il corpo della moglie aveva contattato un’impresa di pompe funebri, fornendo una serie di indicazioni per organizzare quello che avrebbe dovuto essere un funerale per entrambi. L’agenzia gli aveva chiesto di mettere le disposizioni per iscritto e, ricevuta la mail, aveva immediatamente avvertito le forze dell’ordine.

Quando i carabinieri erano entrati nell’abitazione avevano trovato Trabucchi ormai morta e il marito ancora in vita. Agli investigatori Negri aveva sostenuto che fosse stata la moglie a chiedergli di ucciderla e aveva raccontato che la coppia avrebbe deciso insieme di morire. Una versione entrata poi nella ricostruzione di un caso sul quale la Procura di Lodi aveva aperto un fascicolo per omicidio volontario.

Le condizioni della donna richiedevano da tempo un’assistenza continua. Circa tre settimane prima del delitto il marito si era anche rivolto al comune per chiedere informazioni sugli interventi necessari ad adeguare la villetta alle esigenze della moglie e abbattere le barriere architettoniche.

È stato però lo stato psichico di Negri a diventare decisivo nel procedimento. La difesa ha documentato che l’uomo attraversava in quel periodo una grave depressione ed era già seguito e curato. Gli accertamenti compiuti durante il processo hanno portato a riconoscergli il vizio totale di mente, escludendo quindi la possibilità di ritenerlo penalmente responsabile dell’omicidio.

La Corte d’Assise lo ha così prosciolto per incapacità di intendere e di volere al momento del fatto. Nessuna pena detentiva per la morte della moglie: nei confronti dell’84enne è stata applicata una misura di sicurezza di cinque anni di libertà vigilata, durante i quali dovrà sottoporsi ogni mese a visite psichiatriche.