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Lodi, 21 febbraio 2026
(Andrea Biraghi) Il Gip di Lodi ha respinto le richieste di arresti domiciliari i quattro giovani fermati il 9 febbraio perché gravemente indiziati di aver fatto esplodere un bancomat a Zorlesco, all’inizio di novembre, portando via circa 5mila euro, e di averne sventrato un altro nel Pavese a fine ottobre senza riuscire a impossessarsi del denaro. Restano quindi in carcere.
Le istanze, presentate dai difensori dopo il parere negativo della procura, puntavano su elementi come l’incensuratezza, la giovane età o la distanza nel tempo di eventuali precedenti penali per ottenere una misura meno afflittiva. Il giudice ha però ritenuto sussistenti esigenze cautelari, in particolare legate alla necessità di tutelare ulteriori prove ancora acquisibili.
L’inchiesta, avviata a febbraio dello scorso anno, si inserisce in un quadro più ampio: tra lodigiano e pavese, nell’arco di dodici mesi, si contano una trentina di assalti agli sportelli automatici, tra tentativi e colpi riusciti. La tecnica utilizzata è quella della cosiddetta “marmotta”, un congegno metallico riempito di esplosivo inserito nella fessura del bancomat per far saltare il forziere. Negli atti non è ancora specificata la tipologia di esplosivo impiegata.
Il filone che ha portato ai quattro arresti rappresenta solo una parte di un’indagine più ampia che coinvolge complessivamente otto indagati: tre risultano a piede libero e uno è irreperibile da settimane. Non è escluso che alcuni dei colpi avvenuti nella stessa area possano essere stati compiuti da soggetti diversi.
Almeno uno degli indiziati sarebbe pronto a presentare ricorso al Tribunale del Riesame di Milano per chiedere la scarcerazione. Intanto, con la carcerazione, sono stati acquisiti anche i profili genetici degli arrestati, destinati a essere confrontati con eventuali tracce repertate sulle scene dei furti. Due mesi fa, inoltre, erano già stati sequestrati alcuni smartphone nell’ambito dell’indagine.