Lodi, 04 febbraio 2026
(Francesco Carrubba). “La mia vita è il mio messaggio".
La frase di Gandhi accoglie chi varca il blocco operatorio dell'ospedale Maggiore di Lodi, dov'è installato Da Vinci Xi, un sistema per la chirurgia mini-invasiva robot - assistita alla quarta generazione tecnologica che costa 700mila euro l'anno, inclusi tutti i dispositivi necessari. Frutto del matrimonio fra robotica, informatica e ingegneria, è quasi pronto per il primo intervento, forse già entro fine febbraio, una volta ultimata la formazione di tutti i professionisti coinvolti, medici e infermieri.
Dirigenti, infermieri e giornalisti - tutti con vestizione sterile, mascherina e cuffietta - entrano in sala. Pietro Bisagni, Direttore del Dipartimento Chirurgico dell’ASST e primario della Chirurgia Generale, siede alla consolle: da lì gestisce i “joystick" quasi come in un videogame, con una visione 3D del campo operatorio, e così muove quattro braccia meccaniche al centro della stanza, che possono manovrare - con movimenti precisi, anche nella rotazione - strumenti come pinze e forbici per agire sopra la persona malata stesa sul lettino. Le telecamere e due video completano l'apparato.
La consolle principale può essere affiancata da una seconda consolle per consentire a due chirurghi di collaborare durante la procedura chirurgica. Non solo. Il robot può essere controllato da remoto anche da altre sale o potenzialmente da un altro ospedale. Tra i vantaggi della chirurgia robotica, "la radicalità asportativa oncologica, la facilità di accesso ad anatomie difficili da raggiungere, l’ottima visualizzazione dei reperti anatomici, la maggiore precisione nella procedura demolitiva e ricostruttiva, il minor tempo operatorio rispetto ad altre tecniche". E il paziente avrà "un migliore risultato estetico post-intervento, minore necessità di trasfusione e minor dolore post-operatorio".
Da Vinci verrà impiegato in interventi di chirurgia generale (stomaco e intestino), urologia (prostata, rene, vescica) e ginecologia (isterectomia e altre procedure): sono le tre specialità riconosciute da regione Lombardia per le attività di questo dispositivo. Può essere utilizzato anche per attività di formazione ed è dotato di un software per il training che permette di esercitarsi in assenza di operazioni su pazienti.
Per Guido Grignaffini, Direttore Generale Asst, è l'innovazione più significativa nel settore chirurgico: "Contribuirà a raggiungere obiettivi strategici per la crescita di Lodi. Attrarrà professionisti validi che vogliono crescere, oltre a nuovi pazienti, ad esempio per interventi alla prostata. Porta benefici: minore invasività, meno infezioni, recupero e riabilitazione più rapidi". I tempi di ospedalizzazione, in molti casi, vengono addirittura dimezzati.
I robot Da Vinci presenti in regione sono 18-20 nei centri pubblici e raggiungono la quarantina considerando anche le strutture private. Se a fine 2024 erano più di 9.000 negli ospedali di tutto il mondo, ad oggi in Italia sono più di 200, con oltre 50.000 pazienti che ne hanno beneficiato.
Secondo Giovanni Monza, Direttore Sanitario, "è una tecnologia che ci porta nel futuro e consente anche di confrontarsi sugli interventi con colleghi a distanza". "Questo robot rappresenta anche un atto di democratizzazione della sanità", conclude Piero Incarbone, nuovo primario di Urologia.
"Vi aspettiamo numerosi!”, scherzano i medici, con i giornalisti.