Bergamo, 14 marzo 2026
(C. C.) “Il poeta, la ragazza e l'editore” è il titolo del nuovo libro che l'autore Stefano Corsi, lodigiano d'adozione, ha presentato ieri alla libreria Ubik, nella sua natìa Bergamo. A dialogare con l’autore l’amico e professore universitario Rossano Pestarino, in un incontro dedicato al romanzo pubblicato da Bolis Edizioni. Nel pubblico anche il giornalista Rai Andrea Riscassi. La prossima presentazione sarà venerdì 20 marzo alle 17, presso BipielleArte a Lodi.
Corsi, per molti anni docente di Lettere al liceo Gandini di Lodi e oggi insegnante al liceo classico-scientifico Primo Levi di San Donato, ha voluto con questo libro celebrare un doppio centenario legato a due figure fondamentali della cultura italiana del 900. A metà giugno 1925 a Torino Piero Gobetti stampava la prima edizione di “Ossi di seppia”, libro d'esordio di Eugenio Montale, e il 16 febbraio 1926, non ancora 25enne, Gobetti moriva a Parigi dove si era rifugiato per continuare la sua attività editoriale, che in Italia era impedita dalla censura fascista. Due centenari passati un po' in sordina.
Il romanzo è incentrato proprio sul carteggio tra il poeta e l'editore nei mesi che precedettero l'uscita di “Ossi di seppia”. "La mia ambizione iniziale – ha raccontato Corsi durante la presentazione – era di trasformare queste lettere in una lettura scenica per le scuole: due attori nei panni di Gobetti e Montale e una terza voce a leggere le liriche del poeta". L’idea è stata poi rielaborata su consiglio dell’attore Mario Sala Gallini, che ha suggerito di svilupparla in una forma narrativa più ampia.
L'autore ha quindi riversato questa vicenda culturale e umana all'interno di un romanzo, caratterizzato come i precedenti libri da una forte componente autobiografica. Da una parte una sorta di De iuventute in cui ha immaginato un giovane studente di Lettere, Marco, che decide di laurearsi su Gobetti e sul suo rapporto con Montale per aver conosciuto le due figure al liceo ed esserne rimasto impressionato; dall'altra un De senectute, in cui Corsi esprime alcune riflessioni sulla terza età attraverso il personaggio del vecchio Áner (in greco “uomo”), ritiratosi sull’Appennino reggiano e impegnato nella comunità in cui vive. I due piani narrativi finiranno per intrecciarsi.
Nel mezzo si sviluppa una varietà di stili e di temi. Dall’introduzione ispirata alla prosa classica di Isocrate al linguaggio più diretto e basico del giovane protagonista, il romanzo affronta questioni legate all’integrità personale, alla fedeltà e alle tentazioni, le inquietudini dell'animo, ma anche riflessioni sulla scuola e sull’insegnamento, fino a quello che per l’autore rappresenta il punto di arrivo: di fronte a una natura spesso avversa, gli esseri umani possono trovare una risposta solo nell’aiuto reciproco.
Proprio parlando di scuola, Corsi ha osservato come il passare degli anni cambi inevitabilmente lo sguardo del docente: "Se all’inizio prevale una certa severità, col tempo - ha detto - si finisce per somigliare a una lametta da barba, affilata all’inizio e via via più ottusa con l’uso (similitudine presente anche nel libro). L’insegnante deve così misurarsi con studenti spesso meno attrezzati culturalmente, cercando tuttavia di mantenere viva l’esigenza formativa".
Al centro ci sono le figure del poeta Montale, dell'editore Gobetti e anche della ragazza, ovvero Ada Prospero, la giovane coinquilina di Gobetti, che poi divenne sua moglie e che gli diede anche un figlio nel dicembre del 1925. Lei scrisse bellissime lettere rivolte al marito e intense pagine di diario, che ci restituiscono una preziosa testimonianza.
Nel romanzo emerge il rapporto tra Montale e il suo editore, il primo insistente e il secondo distratto e non puntuale, tanto da essere definito con un ossimoro “Carissimo tiranno”. "Nonostante io ami molto Montale – ha osservato Corsi – mi ha stupito accorgermi di averlo trattato senza particolare benevolenza, senza un trasporto per lui". Viene invece esaltato Gobetti, quale "angelo febbrile che in pochissimi anni di vita ha fatto di tutto".