Cremona, 22 aprile 2026
(Maria Cristina Baggi) Amii Stewart torna dopo sei anni sul palco dell’Auditorium Arvedi di Cremona ad aprire la rassegna di Cremona Jazz 2026: eleganza ed energia aprono e accompagnano quasi due ore di concerto attraversando tutto il suo repertorio musicale.
La sua ecletticità artistica viene espressa con semplicità dalla cantante che non smette mai di ricercare nuovi suoni sperimentando generi diversi che hanno accompagnato le vite del pubblico presente e caloroso negli ultimi 40 anni. Passa da uno stile all’altro con la naturalezza di chi ha padronanza dei propri strumenti ed Amii non ne ha solo uno: la sua voce,infatti, riesce a coprire estensioni ampissime senza scomporsi, il suo corpo segue i ritmi da abile ballerina e la sua sensibilità esprime con coraggio posizioni legate alla storia del mondo contemporanea.
Non sono mancate le sue hit più famose come “Knock on Wood” e “Friends” o ancora “Love ain’t no toy” e neppure nuovi brani che riportano i suoni alle radici della sua carriera attraversati da una nuova consapevolezza, musicale e personale. Non si dimentica di chi ha fatto della musica una ragione di vita come il maestro Ennio Morricone che l’ha scelse per la colonna sonora di “Sahara” dedicandogli questo pensiero :”tutta la musica mi emoziona, ma nessuna musica lo fa come quella del maestro”. E poi ancora il passaggio con Piovani, gli anni dei musical a Broadway, e l’emozionante brano cantato con Gianni Morandi “Grazie perché”
Ma Amii non è da solo sul palco, divide divinamente la scena con grandissimi musicisti protagonisti allo stesso modo del concerto: Paolo Paracchini al basso, Riccardo del Togno alle tastiere, Giuseppe Tringali alla batteria (al quale dedico un grandissimo ringraziamento per avermi messo in contatto con l’ufficio stampa di Amii) e Jeanne Hadley alla chitarra e cori. Generazioni diverse di professionisti che riescono a raggiungere un pubblico intergenerazionale da grandi artisti facendo spiccare la vera musica
Raggiunta telefonicamente Amii il giorno successivo alla sua perfomance cremonese, alla domanda su quale fosse la sua esigenza di tornare alle origini e si vi fosse un’urgenza artistica, riporta la volontà di tornare all’inizio della sua musica per sperimentare e all’allargare ancora di più i suoi orizzonti musicali grazie alla maturità acquisita in questi quarant’anni di carriera.
E ancora sulle parole espresse durante il concerto che invitavano alla pace e a pregare per essa spiega di come sia importante per lei dare voce a questi messaggi: "non posso vedere ciò che accade nel mondo e viverlo senza esprimere la mia opinione e per questo alzo la voce a favore di tutti e per la pace”. Un messaggio potente trasmesso con molta passione tra un brano e l’altro con una voce calda e avvolgente che "ha abbracciato" chiunque fosse presente.
Infine chiude con un’emozione, quella di essere presente con una grande band in un teatro che di solito propone e accoglie musica classica, ma che ha supportato egregiamente la buona riuscita dello spettacolo. Ma in fondo l’arte fa proprio questo: unisce e promuove, emoziona e accoglie, contemporaneamente restituendo bellezza, di cui questo mondo ne ha estremamente bisogno.