Codogno, 05 aprile 2026
Maria Cristina Baggi, Alessia Baggi, Roberta di Carlo e Vincenzo Rungi sono quattro amici di Codogno. Hanno raggiunto Torino, dove ieri sera hanno assistito a uno dei concerti sold out con cui i Subsonica stanno festeggiando 30 anni di musica nella loro città. Ecco il racconto.
(Maria Cristina Baggi) Premetto: il 2026 è l’anno in cui si festeggiano i 30 anni della band torinese che decide di farlo a casa sua in una Torino nuova, all’interno di un ex stabilimento rinato. Quattro date uscite a dicembre e andate sold out praticamente subito, quattro concerti diversi che ospitano le voci del loro percorso artistico e una base fan che si è mossa da tutta Italia. Tutto questo poteva far sembrare questo momento, il momento della nostalgia: amici e amiche che tornano per onorare chi gli ha permesso (non per tutti) di diventare poi qualcuno, una comunità (quella subsonica, intesa qui come aggettivo) che si riunisce per provare le sensazioni di 30 anni fa e una città che seppur cambiata, accoglie sempre i suoi figli artisti. Niente di tutto questo. La nostalgia non è nel vocabolario della band e tanto meno lo è nei suoi mood con cui offre gioia collettiva in maniera magistrale - per alcuni critici resta la migliore live band di sempre - per quattro scalette che ci hanno fatto saltare per tre ore senza sosta.
La bolla 96-26 è contemporanea grazie ai nuovi pezzi tratti da Terre Rare uscito il 20 marzo sia per il graffio elettronico che per testi che, senza superficialità, ci riportano alla potenza dell’arte e cioè quella di essere veicolo di pensieri e riflessioni, ma allo stesso tempo resta con un piede alla fine degli anni 90 dove la loro città sviluppava musica elettronica e underground anticipando di molto lo scenario italiano degli anni successivi. In questa volontà di affrontare il viaggio musicale attraverso la loro storia, il palco è stato condiviso con la voce sirenica di una giovane Tara, cantautrice di origini palestinesi che intreccia la musicalità della sua terra con quella dei Subsonica nel brano “Straniero” che affronta più di altri brani le tematiche geopolitiche attuali sia nelle parole che nelle immagini trasmesse come sfondo sul palco. E ancora troviamo Veronika Coassolo che presta la voce per “Livido Amniotico” , un brano ipnotico che racconta il senso di isolamento e la ricerca di connessione, suonato per la prima volta nel 2003 e assente nelle scalette da allora. Non poteva mancare la presenza fraterna di Willie Peyote che, seppur in una troppo breve esibizione, è riuscito a farsi ricordare.
La location e ciò che ha fatto da cornice a questa maratona subsonica, raccontano molto di quanto questi artisti siano il punto di riferimento per la scena musicale torinese; una mostra allestita all’interno degli spazi delle OGR (dove si sono tenuti i concerti) racconta la loro storia, i loro successi, i premi (vincitori per due volte degli MTV Music Award quando ancora MTV era il nostro punto di riferimento musicale), i loro vestiti di scena per video clip storici. Foto appese sotto i portici, da dove sono partiti, un palco diviso in tre stage per affrontare “ere” e suoni diversi. Lo stabilimento rinato grazie ad un progetto di rigenerazione industriale che racconta una Torino produttiva e accogliente, che ha permesso a molte famiglie di poter trovare una nuova occasione lavorativa e di vita, di cui gli artisti sono discendenti.
Tre ore di energia pura, dove la connessione era quella tra il pubblico, fedele da sempre, e la band; tre ore in cui le gambe di un fan base oramai cinquantenne non hanno esitato una sola volta a saltare come la prima volta; tre ore in cui la gioia è stato un momento collettivo; tre ore in cui il passato, il presente ed il futuro musicale dei Subsonica erano tutti presenti contemporaneamente, come è sempre stato.
Quasi sempre nei loro concerti suonano “Benzina Ogoshi” dove si salta e si poga ricordando quei critici che dopo i primissimi album hanno rinfacciato alla band di non essere in grado di replicare il successo di “Microchip emozionale” ( un testo che parla delle pressioni esterne sull’essere sempre performanti), ma forse questa volta non ne avevamo bisogno: non solo sono riusciti a fare album all’altezza di quello (effettivamente meraviglioso), ma sono cresciuti, sono maturati e dopo 30 anni continuano a regalarci suoni nuovi e contemporanei, futuristici, ipnotici, intrecciando sonorità lontane e temi cari agli autori. Non solo hanno bissato quello successo ma continuano a scriverlo.