L'Ospedale di Codogno
Codogno, 09 marzo 2026
(Francesco Carrubba) Sono quasi mille le prestazioni e le visite domiciliari dell’Infermiere di famiglia e comunità nel distretto del Basso Lodigiano. Oltre 600 invece le prestazioni ambulatoriali in Casa della Comunità tra Casalpusterlengo e Codogno: 120 utenti ogni mese, in media, accedono al Punto Unico di Accesso e alle Case della Comunità dell'Asst di Lodi.
Ora, dopo il ciclo tenuto a Sant'Angelo tra novembre e dicembre, si tengono due incontri dal titolo “Cultura e promozione della salute in Casa della Comunità”, in collaborazione con il Centro Servizi per il Volontariato, il mondo delle associazioni e gli enti del terzo settore per promuovere questi servizi della medicina territoriale e di prossimità, forse ancora poco noti alla cittadinanza. L’appuntamento è all’Ospedale di Codogno, nella Sala Riunioni del terzo piano, alle 17.30.
Si parte il 18 marzo con Chiara Maria Grazzani, Infermiere di Famiglia e di Comunità proprio a Codogno: al centro ci sarà il suo ruolo, quello dell’IFeC, impegnato al PUA accanto all'assistente sociale per accogliere l'utente. Nella sua missione rientrano infatti la presa in carico del paziente e la promozione di corretti stili di vita. Ma l’infermiere è attivo anche a domicilio, per controllare il percorso terapeutico del malato, aiutare il care giver e misurare i parametri vitali (pressione, saturazione, frequenza cardiaca, l’accertamento della glicemia se è diabetico).
Può valutare inoltre come stanno procedendo la medicazione di una lesione o la gestione di una stomia, se il setting che ospita il paziente è adeguato, se gli ausili per la mobilizzazione sono giusti e se c’è da attivare un ulteriore servizio di assistenza e cure domiciliari.
Il 26 marzo - con Valeria Pizzamiglio, Assistente Sociale a Codogno - sarà protagonista il Punto Unico di Accesso , "il biglietto da visita" della casa di Comunità: come vi si accede, quali operatori accolgono l’utente, quali opportunità e quali percorsi di presa in carico. Al PUA i cittadini in condizione di fragilità e cronicità (e i loro caregiver) possono trovare orientamento e ascolto, ma anche una prima risposta a problematiche sia di tipo sanitario sia di tipo socio-sanitario, grazie all’integrazione e alla collaborazione tra ASST, Comuni e Ambito Sociale Territoriale.
Gli operatori del PUA, dopo l’accoglienza, effettuano un’analisi dei bisogni del paziente e dei caregiver, accompagnandoli ai servizi disponibili in base alle necessità individuate. Quando possibile, i servizi vengono attivati già dal primo contatto al PUA. La collaborazione con il medico di medicina generale è sempre attiva.