Lodi News - Lodi - Perché serve la nuova campata del ponte L'incontro pubblico alla scuola Gorini

Lodi, 11 febbraio 2026

(Francesco Carrubba) “Il piano di assetto idrogeologico (Pai) è una legge dello Stato, non si può fare altrimenti”, ha spiegato Silvio Rossetti riguardo ai lavori previsti dall'Agenzia Interregionale per il fiume Po (AiPo), che comporteranno la chiusura al traffico del ponte di Lodi. Progettista dell'intervento e direttore dei lavori, l'ingegnere ha seguito tutte le arginature costruite in città nel corso del tempo.

"Ricordiamo tutti la piena del 26-27 novembre 2002: siamo stati fortunati a non avere morti in quell'evento - ha ricordato. - A preoccupare sono le aree urbanizzate, dichiarate 'meritevoli di difesa' perché in caso di piena finirebbero sott'acqua: vengono quindi tracciati limiti di esondazione”.

Rossetti è stato tra i relatori del secondo incontro pubblico sul tema, organizzato dal Comune nell'auditorium della scuola media Gorini proprio accanto al ponte, alla presenza di una cinquantina di cittadini, di buona parte della giunta, di alcuni consiglieri, del sindaco Furegato e dell'architetto Luigi Caligiuri, responsabile ufficio AiPo di Cremona, che ha inquadrato le normative sul dissesto idrogeologico.

Le opere di "difesa attiva" riducono la portata del fiume, come illustrato da Rossetti, ma non sono possibili. Ad esempio, per una vasca di laminazione servivano 300 milioni: "Aipo e Regione hanno valutato e scartato l'idea per incompatibilità economica e fattuale, nell'impossibilità di trovare aree adatte". A Lodi non si possono creare neanche canali che abbiano la portata necessaria di 500 metri cubi d'acqua al secondo.

Le protezioni passive semplicemente contengono le arginature. Sono già stati fatti interventi di rinforzo di tutte le pile del ponte con palificate a 30 metri di profondità mentre la 'briglia' è stata abbassata di un metro in sponda destra e di 1,60 in sinistra.

Perché quindi serve la campata aggiuntiva? "Nel colmo di piena nel 2002, fra le 2 e le 3 di notte, l'acqua era 40 cm sotto la volta del ponte. Le volte possono andare in pressione, il ponte può subire una spinta che non sopporterebbe, crollando. Nel 2002 il terzo pilone ha beccheggiato, cedendo di 34 cm: quello era un messaggio del ponte, quasi una richiesta di aiuto".

Il ponte infatti, con i suoi 8 piloni da 3 metri l'uno, "costituisce un ostacolo, fa resistenza, ostruisce il deflusso dell'acqua". Oltre alla nuova campata, verrà riaperto un antico ramo fluviale che nel tempo si è interrito, per avere una maggiore superficie di deflusso e alleggerirlo.

Alla fine dell'intervento, "Lodi sarà l'unica città italiana ad essere protetta dagli eventi di piena 'di progetto'. È stato un caso di studio per l'autorità di bacino che ora ha un modello previsionale ad hoc", conferma Rossetti, ribadendo che le opere di difesa a Lodi costano 21 milioni di euro, mentre il danno residenziale atteso sarebbe di 223 milioni di euro e quello per il comparto agricolo di 1,4 milioni.