Lodi, 21 ottobre 2026
(Francesco Carrubba) Dopo il posizionamento e l’allestimento del Da Vinci XI, un sistema per la chirurgia mini-invasiva robot-assistita, giunto oggi alla quarta generazione tecnologica con una visione 3D del campo operatorio, sono stati 190 i casi trattati, fino a settembre: interventi di chirurgia generale, urologica e ginecologica, rispettivamente allo stomaco e all’intestino, alla prostata, all’utero. In gran parte hanno riguardato patologie oncologiche.
L’attività di chirurgia robotica è stata avviata all’Ospedale Maggiore a fine febbraio, poco più di sette mesi fa, quando a cavallo con marzo sono stati realizzati i primi interventi: una colecistectomia e una prostatectomia. Oggi si può dire che il 50% dei casi di chirurgia generale ha riguardato patologie del fegato, delle vie biliari e della colecisti. Il 27% ha interessato patologie colorettali, il 15% la parete addominale e il 7% malattie dello stomaco. Per l'urologia, gli interventi sono stati alla prostata, alla vescica e ai reni. "Nell’ultimo periodo il supporto del robot è stato utile anche per casi di chirurgia funzionale relativamente a patologie dell’uretra”, aggiunge Piero Incarbone, primario di Urologia. Per la ginecologia, gli interventi principali sono state isterectomie.
"Il chirurgo non opera con le proprie mani ma manovra un robot a distanza, rimanendo seduto ad una console, posta in sala operatoria. Il sistema computerizzato trasforma, poi, il movimento delle mani in impulsi che vengono convogliati alle braccia robotiche”, spiega Pietro Bisagni, primario della Chirurgia Generale e Direttore del Dipartimento Chirurgico dell’Asst, ricordando i benefici della chirurgia robotica: “la radicalità asportativa oncologica, la facilità di accesso ad anatomie difficili da raggiungere, l’ottima visualizzazione dei reperi anatomici, la maggiore precisione nella procedura demolitiva e ricostruttiva, il minor tempo operatorio rispetto ad altre tecniche”.
I pazienti inoltre godono di “un migliore risultato estetico post-intervento, minore necessità di trasfusioni e minore dolore post-operatorio”. E si riducono i tempi di ospedalizzazione che in molti casi vengono dimezzati, con una ripresa più rapida della normale attività. Sono in lista d’attesa nuovi specialisti e collaboratori che saranno abilitati all'utilizzo del robot Da Vinci.