Lodi News - Lodigiano - Dall'agribusiness oltre 740 milioni di euro Il presidente di Assolombarda, Alvise Biffi e il presidente della Sede di Lodi di Assolombarda, Fulvio Pandini

Lodi, 03 luglio 2026

(Red) La filiera dell’agribusiness è un motore economico e strategico della provincia di Lodi. Con 1.067 imprese e 6.800 addetti, l'intera catena del valore - dalla produzione agricola alla trasformazione industriale, fino ai macchinari e ai servizi - attiva direttamente 744 milioni di euro di valore aggiunto, incidendo per il 9,5% sul PIL provinciale.

Tra il 2019 e il 2024 la filiera ha fatto registrare un aumento del valore aggiunto pari al +57,2%, trascinata dalle performance della trasformazione alimentare (+58,7%) e del comparto agricolo (+49,6%). Si unisce una crescente proiezione internazionale, che vede l'industria alimentare lodigiana sfiorare i 662 milioni di euro di export nel 2025 (+45,1% rispetto al 2019).

L’analisi Your Next Lodi 2030 sul sistema economico lodigiano realizzata dal Centro Studi, Territorio e Ambiente di Assolombarda è stata presentata ieri sera in un evento a Cornegliano Laudense. "Per consolidare questa traiettoria è necessario accelerare la trasformazione digitale, investire nell'intelligenza artificiale e sviluppare le competenze necessarie per governare il cambiamento - ha dichiarato Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda - le nostre stime mostrano che un incremento della produttività del 10% nelle micro, piccole e medie imprese industriali del territorio può generare 2,4 miliardi di euro di valore aggiunto e una crescita di 0,8 punti di PIL nel quadrilatero di Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia".

Per Fulvio Pandini, Presidente della Sede di Lodi di Assolombarda, "recuperare i vecchi siti produttivi dismessi è una strada per circoscrivere il consumo di nuovo suolo senza alterare gli equilibri del territorio e, al contempo, per attrarre grandi capitali internazionali”.

I dati mostrano un quadro macroeconomico provinciale che, pur in un contesto internazionale complesso segnato dalle recenti tensioni geopolitiche che hanno frenato l'export manifatturiero nei primi mesi del 2026, vede una previsione di crescita per l'anno in corso dello 0,4%. A fronte di un Pil stazionario nel 2025, a dare riscontri positivi è il mercato del lavoro: gli occupati sono saliti a quota 101 mila (+2 mila unità sul 2024), portando il tasso di disoccupazione al minimo storico del 2,0%, posizionando Lodi come la seconda provincia più virtuosa della Lombardia.

Restano nodi come il gap tra domanda e offerta di lavoro con il 49,6% dei profili cercati "di difficile reperimento", il tasso di inattività (31,9%) tra i più elevati in regione, il tasso di giovani inattivi (Neet) al 13,8%, il più alto in Lombardia.

L'asse formato dall’autostrada A1, dalla via Emilia, dalla direttrice ferroviaria Milano-Bologna e dalla TEEM connette efficacemente la provincia con l’area metropolitana milanese e con il Centro-Sud Italia, ma genera al contempo un’evoluzione territoriale disomogenea. Le aree più vicine alle infrastrutture registrano infatti elevati livelli di attrattività e concentrazione insediativa, con Lodi e il sistema Casalpusterlengo-Codogno che emergono come poli urbani di riferimento e snodi strategici. Le zone più distanti rimangono più rarefatte e con una forte vocazione agricola.

Per superare questi limiti, sono stati programmati diversi interventi strategici, tra cui spiccano la realizzazione della tangenziale di Casale e il potenziamento dell'ex statale 415 Paullese, a cui si affianca, come obiettivo di lungo periodo, il raddoppio della linea ferroviaria Codogno-Cremona-Piadena. Il sistema produttivo si è sviluppato prevalentemente in prossimità dei caselli autostradali e lungo la via Emilia, dove si contano 16 poli industriali superiori ai 300.000 mq. In questo contesto, la logistica gioca un ruolo rilevante con circa 1,1 milioni di mq di superfici dedicate.

Riguardo al mercato immobiliare, nel 2025 si registrano 93 compravendite di capannoni, 46 di uffici e circa 3.900 transazioni residenziali. Inoltre, per via della disponibilità di aree dismesse da rigenerare, il lodigiano è sotto la lente per lo sviluppo dei data center e di nuovi insediamenti produttivi.