Lodi, 26 febbraio 2026
(Andrea Biraghi) Lodi riscopre una delle sue famiglie artistiche più importanti, e lo fa con un progetto che intreccia storia e identità locale. Dal 5 marzo al 17 maggio 2026 la Fondazione Maria Cosway ospita la mostra "I Loretz. Una famiglia di ceramisti e pittori tra Lodi e Milano a fine Ottocento", inaugurazione il 5 marzo alle ore 15.
Non è una semplice esposizione celebrativa. È un lavoro di ricostruzione storica che rimette al centro tre generazioni — Carlo Loretz, Giano Loretz e Carlo junior — e restituisce alla città una vicenda artistica che nasce a Lodi, si sviluppa tra Lodi e Milano e arriva fino al Novecento.
"Il nome Loretz non è solo una piccola traversa di viale Piacenza, ma qualcosa di più", ha sottolineato il presidente della Fondazione Maria Cosway Francesco Maria Chiodaroli. Una frase che sintetizza il senso dell’operazione: riportare alla luce un cognome che per molti è solo toponomastica e che invece racconta un capitolo significativo della storia artistica locale.
La famiglia Loretz ha origini svizzere, dal Canton Grigioni, ma è a Lodi che affonda le radici italiane. Carlo Loretz senior (1841-1903), nato a Lodi, si forma come pittore e negli anni Settanta dell’Ottocento viene coinvolto da Antonio Dossena, sindaco della città e proprietario della maggiore fabbrica locale di ceramiche, nella decorazione delle maioliche. Da lì prende avvio una specializzazione nella ceramica ingobbiata e graffita che porterà Carlo, insieme al figlio Giano, a fondare nel 1896 una manifattura a Milano, in via Molino delle Armi.
Le loro ceramiche, proposte come manufatti di gusto "medievale", incontrano il favore delle grandi esposizioni della Belle Époque: nel 1898 alla Nazionale di Torino arriva la medaglia d’oro, nel 1900 a Parigi quella d’argento. Non si tratta di artisti medievali, ma di autori che reinterpretano tecniche e motivi storici in chiave ottocentesca, con uno sguardo che unisce tradizione e innovazione.
Giano Loretz (1869-1918) cresce tra Lodi e Milano, si forma anche come scultore e si occupa della gestione imprenditoriale della fabbrica, studiando nei musei europei gli antichi esemplari di ceramica graffita e realizzandone copie di altissima qualità. Con la chiusura dell’attività milanese nel 1906, torna alla scultura e all’insegnamento, lasciando opere anche al Cimitero Monumentale di Milano.
Carlo Loretz junior (1907-1971), rimasto orfano a undici anni, si dedica prevalentemente alla pittura, con vedute milanesi e lavori di figura vicini al clima del Novecento Italiano, ma resta fondamentale per la conservazione della memoria familiare, donando opere e documentazione al Museo Internazionale della Ceramica di Faenza.
La mostra, curata da Enrico Venturelli con il contributo di Marina Arensi e Mario Marubbi, presenta oltre cento opere, per la maggior parte provenienti da collezioni private. Un elemento che rende l’esposizione particolarmente significativa, perché riunisce materiali raramente visibili al pubblico.
L’esposizione è ospitata negli spazi della Fondazione Maria Cosway, dotati di un impianto di climatizzazione definito un unicum per il mantenimento e la conservazione delle opere. Il progetto nasce in collaborazione con il Comune di Lodi e con il sostegno di Fondazione Banca Popolare di Lodi, rappresentata dal segretario Ezio Rana. Presente alla conferenza stampa anche il vice sindaco di Lodi Francesco Milanesi, che ha osservato: "Mi piace pensare che la mostra si intreccia con la storia locale che risale fino ai tempi dell’antichità".
La mostra si inserisce in un percorso di valorizzazione del patrimonio culturale lodigiano, accanto alle figure più internazionali legate alla città, come Madre Cabrini. Perché la storia dei Loretz, pur sviluppandosi tra Lodi e Milano, parte da qui. E qui torna.