Enrico Ruggeri nel programma Gli occhi del musicista (Foto di Eleonora Ferretti)
Codogno, 31 maggio 2026
Le dichiarazioni di Maria Cristina Baggi, Capogruppo consigliare PD Codogno
Negli ultimi anni il Comune di Codogno ha assunto una posizione molto netta nei confronti di iniziative che mettevano in discussione la gestione della pandemia o affrontavano in modo critico il tema dei vaccini anti-Covid. È accaduto con la proiezione del documentario Invisibili a Palazzo Soave ed è accaduto nuovamente con il convegno "Effetti avversi. Oltre al danno... la beffa", al quale l'amministrazione ha negato il patrocinio.
Si tratta di una scelta che può essere compresa e persino condivisa. Un'amministrazione pubblica ha il diritto, e in alcuni casi il dovere, di valutare se concedere il proprio patrocinio a iniziative che rischiano di avallare posizioni antiscientifiche o di mettere in discussione evidenze consolidate dalla comunità scientifica. In una città come Codogno, simbolo nazionale della pandemia, è comprensibile che il Comune scelga di esercitare particolare prudenza e richiami il dovere di custodire la memoria di quanto accaduto.
Proprio per questo risultano difficili da comprendere altre scelte compiute dalla stessa amministrazione. Vittorio Sgarbi fu nominato Commissario Generale per le Belle Arti e i Musei di Codogno nel 2021 , mentre Enrico Ruggeri è oggi il protagonista di uno degli eventi più importanti dell'estate cittadina.
Nessuno mette in discussione il valore professionale di Sgarbi come critico d'arte o di Ruggeri come artista e musicista, né il loro diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni. Tuttavia entrambi, durante gli anni della pandemia, hanno assunto pubblicamente posizioni molto critiche nei confronti del Green Pass, degli obblighi vaccinali, delle mascherine e di numerose misure di contenimento adottate per fronteggiare l'emergenza sanitaria.
Nel caso di Ruggeri il tema assume una particolare attualità, poiché proprio recentemente l'artista ha ribadito quelle convinzioni, confermando di non aver preso le distanze dalle posizioni sostenute negli anni del Covid. Non si tratta quindi di affermazioni appartenenti a una fase ormai superata, ma di orientamenti che continuano a essere parte del suo discorso pubblico.
Ciò che sorprende è che, mentre il Comune ritiene di non poter concedere il proprio patrocinio a iniziative considerate incompatibili con la sensibilità di una città profondamente segnata dalla pandemia, non sembri avvertire la stessa esigenza di coerenza quando si tratta di personalità alle quali vengono affidati incarichi simbolici o che vengono scelte come protagoniste delle principali manifestazioni cittadine.
Fin dall'inizio il Partito Democratico espresse perplessità rispetto alla nomina di Vittorio Sgarbi. Non per ragioni artistiche o culturali, ma per una valutazione di opportunità politica e istituzionale. In una città che rappresenta il luogo della memoria collettiva del Covid in Italia, appariva legittimo interrogarsi sul significato di quella scelta e sul messaggio che essa trasmetteva alla comunità.
Quelle perplessità furono respinte e l'incarico si concluse soltanto dopo le vicende giudiziarie e le polemiche che hanno coinvolto lo stesso Sgarbi, non a seguito di una riflessione dell'amministrazione sulle questioni che erano state sollevate.
È proprio questo elemento a rendere difficile comprendere il criterio adottato. Se si ritiene che determinate posizioni sul Covid siano incompatibili con il patrocinio istituzionale perché in contrasto con la memoria e la sensibilità della città, allora quel principio dovrebbe essere applicato in modo uniforme. Se invece tali posizioni diventano irrilevanti quando a esprimerle sono figure di grande notorietà pubblica, il rischio è che il criterio adottato non appaia fondato sui contenuti ma sul peso mediatico di chi li esprime.
La questione, dunque, non riguarda Sgarbi o Ruggeri e nemmeno la legittimità delle loro opinioni. Riguarda la coerenza delle istituzioni. Perché se la memoria del Covid viene richiamata per giustificare il mancato patrocinio di alcuni eventi, non dovrebbe essere accantonata quando si scelgono le persone chiamate a rappresentare la città o a caratterizzare le sue manifestazioni più importanti.
In una comunità che ha conosciuto il dolore della pandemia prima di ogni altra, i principi dovrebbero valere per tutti allo stesso modo. Diversamente, il rischio è che essi vengano percepiti non come criteri stabili e coerenti, ma come valutazioni che cambiano a seconda delle circostanze e della convenienza del momento. E quando la coerenza lascia il posto all'opportunità, il tema non è più chi viene invitato o chi riceve un incarico, ma la credibilità delle scelte compiute da chi governa la città.
Due pesi e due misure: a Codogno la coerenza vale solo per alcuni?