Lodi, 25 aprile 2026
(Annalisa Andreini) Quattro semplici ingredienti e una ricetta tramandata nel tempo, quella della tortionata (marchio registrato della pasticceria DolceMeta).
È un dolce secco, friabile e rustico, molto ricco di burro e mandorle (non pelate), simile alla sbrisolona ma dalla forma più compatta, piatta, circolare e meno sbriciolata (e non contiene neppure farina di mais).
Una ricetta molto semplice, che diventa un rituale: alle mandorle tritate in modo grossolano si aggiungono farina, burro ammorbidito, zucchero e un pizzico di sale.
Stendere con le mani l’impasto ottenuto in uno stampo, imburrato e infarinato, livellandolo con i polpastrelli.
E poi ecco il tocco speciale di questa torta caratteristica: delle righe circolari al bordo esterno e trasversali verso l’interno, realizzate con i rebbi della forchetta, come recita la tradizione, per richiamare i segni dei mezzi nei terreni agricoli.
La sua peculiarità è che non si taglia ma si spezza con le mani e così viene solitamente servita, dopo averla scartata dalla sua carta marrone.
È una ricetta, dal marchio depositato presso una nota pasticceria lodigiana( Dolce Meta in viale Pavia), che affonda la sue radici nel 1885 e tutt’oggi è prodotta con successo, come simbolo della città e del territorio.
La sua origine è legata al pasticcere Carlo Tacchinardi che, nell’Ottocento, aveva barattato delle mandorle da un mercante, che le aveva decantate come baci di fate portatrici di fortuna e prosperità. E, da qui, l’idea di utilizzarle nella preparazione di un dolce, che era considerato di buon auspicio per chi lo regalava o lo riceveva.
Leggenda vuole che, quando compare la notte, le fate danzino in mezzo alla tortoniata tessendo i fili della fortuna.
È una torta perfetta per ogni momento della giornata, dalla colazione alla merenda fino a un elegante dessert dopo pranzo o dopo cena, in accompagnamento al mascarpone, al gelato o a una confettura.
Al fianco un calice di vino dolce ma anche una bollicina oppure una tazza di buon tè.