Lodigiano, 14 agosto 2026

(Andrea Biraghi) A due anni dalla sua uscita, Food for Profit è tornato al centro dello scontro politico e mediatico. Questa volta non per le immagini girate negli allevamenti intensivi, ma per i finanziamenti ricevuti dal documentario di Giulia Innocenzi e Pablo D’Ambrosi, trasmesso anche da Report nel 2024. Una polemica che tocca da vicino anche il Lodigiano, territorio a forte vocazione zootecnica e alla quale Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza ha deciso di rispondere aprendo le stalle alle telecamere.

Il possibile conflitto d’interessi sollevato in questi giorni nasce dalla presenza, tra i finanziatori del progetto, di imprenditori attivi anche negli investimenti nel settore plant-based (regime alimentare che punta principalmente su cibi derivati dalle piante) e delle alternative ai prodotti animali. In sostanza, il dubbio posto da alcune testate è che chi ha interessi economici in settori concorrenti alla carne abbia contribuito a finanziare un documentario fortemente critico verso gli allevamenti. Gli autori respingono le accuse di condizionamento e ricordano che i nomi dei sostenitori sono pubblici.

Confagricoltura non entra nel merito della controversia, ma coglie l’occasione per contestare una rappresentazione della zootecnia che considera troppo concentrata sulle sue criticità.

“Venite a vedere come si lavora, parlate con gli allevatori, guardate i dati, chiedeteci conto di quello che non funziona: siamo pronti a rispondere di tutto, anche delle cose scomode”, afferma il presidente Francesco Pacchiarini.

L’invito è rivolto a giornalisti e televisioni, servizio pubblico compreso: entrare direttamente negli allevamenti del territorio, filmare e confrontarsi con chi ci lavora. Confagricoltura ribadisce che maltrattamenti e irregolarità devono essere denunciati, ma contesta il passaggio dal singolo caso alla rappresentazione dell’intero settore.

“Non chiediamo simpatia: chiediamo completezza. Se al pubblico arriva sempre e soltanto metà della fotografia, quella metà finisce per sembrare tutta la realtà”, conclude Pacchiarini.