Lodi, 22 febbraio 2026
(Luigi Dossena) Siamo nel 1111, 24 maggio, quando comincia la demolizione della Laus Pompeia. I lavori durano una settimana e il materiale edilizio recuperato viene trasportato a Milano. Gli abitanti della Laus Pompeia cercarono riparo a Milano, Cremona, a Pizzighettone e nel piacentino. La furia dei milanesi andò anche oltre perché vennero abbattuti anche altri sei borghi che erano distribuiti sul percorso del fiume Lambro, che per i milanesi rappresentava tanta parte del loro commercio. Tuttavia, col passare del tempo, i fuorusciti della Laus Pompeia si trovarono a ricostruire sei nuovi borghi che non poterono essere definiti una città, ma solo un locus e non poterono alzare una cerchia muraria. Tutto questo sotto l'occhio vigile dei milanesi i quali pretendevano un censo annuo di 4000 ducati per dare loro il permesso di riunirsi in assemblea, riunione che doveva essere organizzata in un palazzo di Milano. C'è anche da dire che il giogo milanese era molto pesante. Gli abitanti dei sei borghi non potevano uscire di notte, non avevano alcun diritto ed erano considerati nulla tenenti. Tuttavia, a poco a poco nei borghi il martedì nacque un mercato che in breve divenne fiorente. Ma nel 1150 i milanesi lo soppressero e questo generò la protesta dei laudensi i quali si rivolsero all'imperatore Corrado, recandosi a Costanza per fare le loro rimostranze.
Tutto questo però genera l'ira dei milanesi i quali il 25 e 26 aprile tornarono in loco e distrussero per la seconda volta la Laus Pompeia.
(III puntata)