Lodi, 18 febbraio 2026
(Andrea Biraghi) Il progetto della nuova arcata sul ponte Napoleone Bonaparte di Lodi continua a far discutere. L’intervento, seguito da Aipo (Agenzia Interregionale per il Fiume Po), viene presentato come necessario per migliorare la sicurezza idraulica e proteggere la struttura storica e comporterà la chiusura totale al traffico dal 2 marzo per circa sei mesi. Ma non tutti sono convinti della reale utilità dell'intervento.
A prendere posizione è Stefano Rotta, osservatore dell’Adda e attivista ambientale che da tempo documenta il fiume e i lavori lungo le sue sponde. Nei mesi scorsi, insieme a Tarinii Ferrari, artista di Crema nota per i suoi spettacoli con le bolle di sapone, ha organizzato una protesta simbolica proprio sul fiume, con barche e performance artistiche, per richiamare l’attenzione pubblica sull’intervento previsto.
"Non è stata una provocazione fine a sé stessa - spiega Rotta. - È stato un modo per dire che il fiume va vissuto e rispettato, non trattato solo come un problema da risolvere con il cemento".
Secondo l’attivista, il cuore della questione è l’effettiva incidenza dell’intervento sul rischio idraulico.
"Si parla di un miglioramento legato a pochi centimetri - afferma. - Cinque centimetri possono davvero evitare una piena importante? Secondo me probabilmente no".
Rotta sostiene che la nuova arcata venga presentata come uno strumento di tutela del ponte napoleonico.
"Il ponte è un patrimonio storico straordinario. Ma bisogna spiegare con dati chiari quale beneficio concreto porta questa modifica".
La critica si allarga anche all’impostazione generale degli interventi lungo l’Adda.
"L’approccio di mandare cemento nel fiume è novecentesco. Prima di nuove arcate bisognerebbe investire sulle sponde, sulla pulizia dell’alveo, sulla qualità dell’acqua. Il fiume oggi è in stato di abbandono".
L’attivista riferisce inoltre di aver presentato esposti alla Guardia di Finanza di Lodi e di Parma – quest’ultima competente per la sede di Aipo – chiedendo verifiche su aspetti legati alla gestione degli incarichi e degli appalti.
"Non è una battaglia ideologica", precisa. "È una richiesta di trasparenza. Quando si interviene su un ponte così importante per la città, bisogna garantire il massimo controllo".