Lodi, 12 febbraio 2026
(Luigi Dossena) Guerra tra vescovi e alla fine a farne le spese è la Laus Pompeia che sarà rasa al suolo.
Siamo agli inizi del 1100 e c'è una grande rivalità tra il vescovo di Lodi Arderico primo e quello di Milano Grosolano. I tre vescovi lodigiani precedenti, Obizzo, Fredenzone e Rinaldo, avevano accumulato tesori e poi depredato la chiesa, favorendo parenti e amici. Una parte del popolo temeva che il proprio vescovo si vendesse a Grosolano. E infatti nel 1105 durante il sinodo romano, Arderico primo, spalleggiato dal fratello Gariardo offrì a Grosolano la possibilità di distruggere la città, in cambio del mantenimento dei privilegi e andando contro la borghesia e la feudalità laudense. Siamo nel 1107 quando il vescovo Arderico primo fugge da Lodi per riparare a Milano e la borghesia laudense e i valvassori si radunarono per darsi un nuovo governo e i milanesi videro l'occasione per muoversi contro Lodi, con il disegno di espandersi verso sud e portare il loro dominio sulle acque dei fiumi Adda, Serio, Oglio e Po, preziose per il trasporto delle merci in quanto quelle del fiume Lambro non erano più sufficienti. Nel 1110 Grosolano parte per la terra santa e nomina Arderico primo suo vicario, il quale porta l'assedio sotto le mura di Lodi, anche perché i lodigiani tendevano imboscate ai milanesi, infliggendo gravi perdite e rendendo la zona molto insicura.
A quell'epoca la Laus Pompeia era difesa da una cerchia di mura, ma gli insediamenti abitativi si erano spinti oltre questa protezione e quindi era stato scavato un fossato a difesa dell'abitato esterno alle mura. L'attacco fatale venne sferrato nel maggio 1111 e portò i milanesi, sorretti anche da soldati cremaschi, dentro la Laus Pompeia, che cadde il 24 maggio. I milanesi la distrussero e poi le diedero fuoco non lasciando più niente. Tutto questo venne descritto da Ottone Morena, cronista lodigiano del tempo.